L’ascolto è alla base della ogni relazione, a maggior ragione in quella di aiuto.
Si tratta di un approccio relazionale che non ha a che fare solo con ciò che viene detto, bensì con i suoi silenzi, le emozioni, lo sguardo, il tono della voce, tutto ciò che le parole non possono esprimere.
L’ideogramma cinese dell’ascoltare, racchiude in sé il pieno significato di questa parola. L’orecchio naturalmente, l’occhio per vedere il il “tu”, l’alterità che ci sta davanti, che non è lo specchio di me stesso o quello che vorrei l’altro fosse, ma è proprio “un altro”, il cuore perché, si vede e si sente bene solo con il cuore. E tutto questo deve essere sempre presente, l’attenzione unitaria, per “ascoltare”, bene l’altro.
Questo tipo di ascolto determina la qualità del rapporto che si instaura, crea quello spazio sicuro in cui il cliente può narrare la sua storia, può portare le sue domande, può esprimere le sue emozioni.
La fiducia, sta alla base della relazione, e il passo lo stabilisce il cliente.
Alla base dell’ascolto attivo c’è la volontà di comprendere meglio ciò che viene portato, senza indagini, senza la mera curiosità di sapere, ma con il fine di esplorare ciò che è buono per il cliente, senza giudizio, ma con il desiderio di ampliare la conoscenza dei suoi bisogni, delle sue virtù, facendovi chiarezza.